Quanto costa davvero muoversi con un’auto a idrogeno? È la domanda che in molti si pongono, soprattutto ora che il dibattito tra elettrico e idrogeno si fa sempre più acceso. La risposta non è semplice come sembra, ma i numeri disponibili oggi raccontano una storia interessante — e per certi versi sorprendente.
Quanto si percorre con 10 euro di idrogeno?
Il consumo medio di un’auto a idrogeno si aggira intorno a 1 kg ogni 100 km, con un costo attuale dell’idrogeno compreso tra i 10 e i 13,7 euro al kg a seconda del distributore. Questo significa che con 10 euro si percorrono mediamente tra i 100 e i 125 km, ma il dato cambia sensibilmente se si guida con una certa attenzione all’efficienza.
Il test condotto dai colleghi di AlVolante.it sulla Toyota Mirai ha mostrato risultati ben oltre la media: la berlina giapponese ha completato 1.003 km con un solo pieno, registrando un consumo medio di appena 0,55 kg per 100 km. Con un pieno da 70-80 euro, chi adotta uno stile di guida accorto può spingersi fino a queste percorrenze record. Tradotto: con 10 euro, in condizioni ottimali, si possono coprire facilmente 125-140 km.
Come funziona la propulsione a idrogeno
Le auto a celle a combustibile non bruciano idrogeno come farebbe un motore termico. Sfruttano invece il processo inverso dell’elettrolisi: l’idrogeno stoccato nei serbatoi reagisce con l’ossigeno dell’aria all’interno delle celle a combustibile, generando energia elettrica direttamente a bordo. L’unico scarico è vapore acqueo. Nessuna emissione di COâ‚‚, nessun particolato.
I modelli attualmente disponibili in Italia
Sul mercato italiano esistono oggi due riferimenti concreti per chi vuole passare all’idrogeno:
- Toyota Mirai – berlina ammiraglia con un prezzo di partenza di 75.900 euro, autonomia dichiarata superiore ai 650 km e un design che non ha nulla da invidiare alle concorrenti premium a benzina.
- Hyundai Nexo – SUV con autonomia di 666 km, prezzo da 78.300 euro e una garanzia di 5 anni a chilometraggio illimitato, un dettaglio tutt’altro che secondario.
Il vero problema: l’infrastruttura di rifornimento
Qui si apre il capitolo più critico. In Italia i distributori di idrogeno si contano sulle dita di una mano: uno a Bolzano, gestito dall’Istituto per le Innovazioni Tecnologiche, e uno a Mestre, inaugurato da Eni nel giugno 2022. Altri punti sono stati aperti a Milano, ma la rete rimane frammentata e geograficamente squilibrata.

Finché la distribuzione resterà così limitata, l’idrogeno difficilmente potrà competere con la capillarità delle colonnine per veicoli elettrici. Non è un problema tecnico, ma infrastrutturale — e la differenza è sostanziale.
Ha senso scegliere l’idrogeno oggi?
Dipende molto da dove si vive e da quanti km si percorrono. Chi abita vicino a un distributore attivo e fa lunghi tragitti autostradali potrebbe trovare nell’idrogeno una soluzione più pratica rispetto all’elettrico puro, grazie ai tempi di rifornimento rapidissimi — circa 3-5 minuti, simili a quelli di un pieno tradizionale. Sul fronte dei costi al km, siamo intorno ai 5-6 centesimi per km nelle condizioni migliori, un dato competitivo ma non ancora abbastanza basso da giustificare l’investimento iniziale per la maggior parte degli automobilisti italiani.
La tecnologia c’è, le prestazioni anche. Quello che manca ancora è la rete che trasformi l’idrogeno da nicchia tecnologica a scelta concreta per il grande pubblico.
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